Cartografia 2D

La CARTOGRAFIA è suddivisa nelle seguenti Aree Tematiche che contengono una o più mappe tematiche più significative.

AMBIENTE
Aree Protette Gestite dalla Città Metropolitana di Roma Capitale

La mappa rappresenta le zone di territorio in cui ricadono le aree protette denominate MONTE CATILLO, MONTE SORATTE, NOMENTUM e GATTACECA (L.R. 29/97), la cui gestione è affidata alla Città Metropolitana di Roma Capitale. Sono inoltre visibili, a corredo della rappresentazione grafica: il sistema idrografico della città metropolitana, della viabilità stradale e ferroviaria, i toponimi e, a differenti rappresentazioni di scala, l'orografia e l'urbanizzato.

Il territorio della Città Metropolitana di Roma è caratterizzato da una grande varietà di ambienti paesaggistici, caratterizzati da biodiversità di particolare rilievo ed interesse, sia nell’ambito floristico che faunistico. Tale patrimonio naturale, rappresentante circa il 20,9% di tutte le aree naturali nazionali, è costituito anche da porzioni di territorio, istituite dalla Regione Lazio, e denominate: Aree Naturali Protette Regionali.

La Città Metropolitana di Roma ha ottenuto la gestione diretta di cinque Aree Protette. Tale gestione avviene attraverso una responsabile attività di programmazione, pianificazione e regolamentazione, avente come obiettivo la salvaguardia del patrimonio naturale in un’ottica di ecosostenibilità. Tale obiettivo viene inoltre perseguito tramite il rilascio di autorizzazioni ed interventi agroforestali, nel rispetto della morfologia territoriale, nonché attraverso una attenta attività di informazione, educazione e sensibilizzazione della collettività amministrata.

Autorità di Bacino che ricadeti nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale

La mappa rappresenta i limiti dei bacini idrografici delle Autorità di Bacino. In particolare: l’Autorità di Bacino Regionale del Lazio, l'Autorità di Bacino del Tevere e l'Autorità di Bacino Liri-Garigliano, con le relative classificazioni del rischio e della pericolosità idraulica e franosa.

ll Piano Stralcio di Assetto Idrogeologico (PAI) ha come obiettivo la creazione di un assetto del bacino tendente a minimizzare i possibili danni connessi a rischi idrogeologici. Fornisce, inoltre, un quadro di conoscenze e di regole atte a dare sicurezza alle popolazioni, agli insediamenti, alle infrastrutture, alle attese di sviluppo economico ed in generale agli investimenti nei territori del bacino.

Il P.A.I., in quanto premessa alle scelte di pianificazione territoriale, individua i meccanismi di azione, l'intensità, la localizzazione dei fenomeni estremi e la loro interazione con il territorio, attraverso una classificazione in livelli di pericolosità e di rischio.

Il P.A.I. si configura inoltre come lo strumento di pianificazione territoriale attraverso il quale l’Autorità di Bacino si propone di determinare un assetto territoriale che assicuri condizioni di equilibrio e compatibilità tra le dinamiche idrogeologiche e la crescente antropizzazione del territorio al fine di ottenere la messa in sicurezza degli insediamenti e delle infrastrutture esistenti , garantendo uno sviluppo compatibile con le attività future.

Il P.A.I. persegue il miglioramento dell’assetto idrogeologico del bacino attraverso interventi strutturali (a carattere preventivo e per la riduzione del rischio) e disposizioni normative per la corretta gestione del territorio, la prevenzione di nuove situazioni di rischio, l’applicazione di misure di salvaguardia in casi di rischio accertato.

Il P.A.I. è quindi lo strumento conoscitivo, normativo e tecnico-operativo mediante il quale l’Autorità dei Bacini Regionali del Lazio individua, nell’ ambito di competenza, le aree da sottoporre a tutela per la prevenzione e la rimozione delle situazioni di rischio, sia mediante la pianificazione e programmazione di interventi di difesa, sia mediante l’emanazione di norme d’uso del territorio.

Sistema Aree Protette che ricadono nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale

Insieme al sistema delle aree protette già istituite della Città Metropolitana di Roma Capitale o in regime transitorio di salvaguardia, vengono visualizzate tutte le zone di interesse naturalistico segnalate a vari livelli (comunitario, nazionale e regionale) e le oasi del WWF presenti all'interno del territorio metropolitano.

Le aree protette, nella loro complessità e varietà, tutelano la biodiversità e promuovono lo sviluppo sostenibile dei territori, attraverso lo studio e la conservazione di specie ed ecosistemi, il recupero e la valorizzazione degli ambienti naturali e le ricchezze storiche, culturali e antropologiche e la realizzazione iniziative e programmi per la sensibilizzazione e il coinvolgimento dei fruitori (corsi di educazione ambientale, iniziative di turismo naturalistico e didattico).

Viene così a delinearsi un nuovo modo di intendere le aree protette, che vengono così viste non come riserve separate dal resto del mondo, ma come realtà capaci di reinterpretare i servizi alla popolazione, orientandoli verso nuove funzioni di aggregazione e attività culturale, alla continua ricerca di una migliore qualità della vita, sia per le generazioni attuali che per quelle future.

La Regione Lazio ha sviluppato nel tempo un vasto insieme di aree protette regionali che, a fianco di quelle istituite dallo Stato, dà luogo ad un sistema ampio e articolato, a tutela del grande patrimonio di biodiversità che il Lazio racchiude.

Oltre alla natura, i parchi e le riserve regionali , le aree protette tutelano anche un ricco patrimonio storico e culturale e favoriscono la permanenza delle attività agricole, forestali e artigianali tradizionali.

La gestione delle Aree naturali protette regionali è affidata a Enti regionali, Province e Città Metropolitana di Roma Capitale, Consorzi tra Comuni e singoli Comuni.

Tutela delle Acque

L’inquadramento territoriale delle misure di salvaguardia adottate per la tutela delle risorse idriche nel bacino del Tevere, bacino dei fiumi Liri - Garigliano e Volturno e bacini regionali del Lazio. Vengono riportate le aree di salvaguardia che sono state individuate, adottate o il cui iter è ancora in corso. Corridoi fluviali del Tevere e dell' Aniene; Studio idrogeologico organico dei sistemi acquiferi dei Colli Albani e dei Monti Sabatini, elaborato congiuntamente dall'Autorità dei Bacini Regionali (ABR) e dall'Autorità di Bacino del fiume Tevere(ABT). dall'Autorità di Bacino del fiume Liri Garigliano(ABLG).

Aree di salvaguardia delle acque destinate al consumo umano, individuate nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale e comprese nel Piano di Tutela delle Acque Regionale(PTAR)

L’aggiornamento del PTAR è stato approvato con la delibera della Giunta Regionale – numero 819 del 28/12/2016. e ha due obiettivi principali:

  1. perseguire il mantenimento dell’integrità della risorsa idrica compatibilmente con gli usi della stessa e delle attività socio-economiche delle popolazioni del Lazio, attraverso l’adozione di tutte le misure necessarie alla tutela quantitativa e qualitativa del sistema idrico;
  2. conseguire livelli di qualità delle acque che non producano impatti o rischi per la salute umana e per l’ambiente, garantendone un uso sostenibile a tutela delle future generazioni.

Il Piano di Tutela delle Acque Regionale (PTAR) costituisce un piano stralcio di settore di Bacino e rappresenta lo strumento dinamico attraverso il quale ciascuna Regione, avvalendosi di una costante attività di monitoraggio, programma e realizza a livello territoriale, gli interventi volti a garantire la tutela delle risorse idriche e la sostenibilità del loro sfruttamento, compatibilmente con gli usi della risorsa stessa e delle attività socio-economiche presenti sul proprio.

Il territorio della regione Lazio ricade nel Distretto Idrografico dell'Appennino Settentrionale, in quello Centrale ed in quello Meridionale.

I Piani di gestione, sono attualmente in fase di aggiornamento. Per quanto riguarda il Lazio, il Piano di Gestione che interessa la maggiore superficie territoriale è quello del Distretto Idrografico Centrale (PGDAC) il quale costituisce il principale riferimento per la redazione dell'aggiornamento del PTAR.

CATASTO
CATASTO

La mappa presenta i dati vettoriali georiferiti del Catasto di tutti i comuni presenti nel territorio della Città Metropolitana di Roma Capitale.
I dati Catastali sono aggiornati con cadenza annuale.
Si possono effettuare ricerche sui dati censuari e interrogazioni su tutti i campi disponibili.
Si possono effettuare estratti di mappa, stampare la visualizzazione delle particelle con ortofoto di sfondo.
Si può integrare lo strato WMS a Sistemi Informativi Territoriali esistenti e alle applicazioni GIS utilizzate.
Si possono visualizzare e stampare parti cartografiche e grafiche, fare interrogazioni su tutte le informazioni presenti nel database per ottenere report e analisi utili agli amministratori per eventuali strategie di intervento.

I dati presenti forniscono le informazioni di base per una rappresentazione completa e esaustiva del territorio a grande, media e piccola scala. Possono essere utilizzati come base per carte tematiche, strumenti di realizzazione della carta tecnica, svolgimento di analisi territoriali quantitative, e supporto di progetti. Il catasto fornisce inoltre informazioni relative alle particelle catastali in merito all’estensione, alla forma, al proprietario, al tipo d’uso, ecc., utili per scale di lavoro da 1:5000 in giù, inquadrando ciascuna particella nella sua corretta ubicazione, rispetto alle circostanti e ai particolari topografici di natura stabile.

I dati sono costituiti da due tavole:

  1. la tavola "Catasto", riportante le particelle catastali, i fabbricati, le strade, le piazze, le ferrovie, i corsi d’acqua, i laghi, gli stagni, i canali, e tutto ciò che è legato pubblico demanio dello stato;
  2. la tavola "Catasto ortofoto" che permette la sovrapposizione tra la mappa catastale e l'ortofoto

Come sfondo sono presenti le Ortofoto del 2005, del 2007, del 2011 e la CTR del 1990 e la CTR 2000. Inoltre sono presenti gli strati informativi della Viabilità.
A seguito di uno specifico protocollo d’intesa sottoscritto con l’Agenzia del territorio la Città metropolitana di Roma Capitale è in grado di offrire la consultazione delle mappe catastali digitalizzate relative ai terreni e ai fabbricati.

GEOLOGIA
Carta BIBLIO - CAVE PRAE

La carta deriva dal PRAE (Piano Regionale Attività Estrattive)

Il PRAE è un importate atto di programmazione settoriale, stabilito dalla legge regionale 6 dicembre 2004, n.17 e s.m.i. relativa alle "Norme per la coltivazione delle cave e torbiere della Regione Lazio" ed, in particolare, dall'art.9 "Piano regionale delle attività estrattive" che si riporta a seguire:

Il piano regionale delle attività estrattive, è l’atto di programmazione settoriale che stabilisce, nell’ambito della programmazione socio-economica e territoriale regionale, gli indirizzi e gli obiettivi di riferimento per l’attività di ricerca di materiali di cava e torbiera e di coltivazione di cava e torbiera, nonché per il recupero ambientale delle aree interessate.

Il PRAE, ai fini del corretto utilizzo delle risorse naturali compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e del territorio nelle sue componenti fisiche, biologiche, paesaggistiche e monumentali.

La Carta delle aree suscettibili di attività estrattive rappresenta la sintesi delle operazioni di analisi dei dati acquisiti, da cui risulta derivata mediante l’applicazione di una metodologia rigorosa e riproducibile tale da rendere l’elaborato ottenuto un prodotto assolutamente oggettivo.

La Carta delle aree suscettibili di attività estrattiva dovrà essere realizzata mediante tecniche di sovrapposizione in ambiente GIS (overlay) delle seguenti cartografie:

  • Carta dei litotipi di interesse estrattivo del PRAE;
  • Aree oggetto, attualmente o nel passato, di attività estrattive, come ricavabili dal dbPRAE;
  • Carte degli aspetti antropici, comprendenti le eventuali aree di rispetto, quali le aree urbanizzate, la viabilità o altri usi che determinano l’indisponibilità o la limitazione d’uso di un’area, in scala e aggiornamento congruenti con quelli del PTPG;
  • Elementi relativi alla vincolistica e alla pianificazione insistente sul territorio in scala e aggiornamento congruenti con quelli del PTPG

Le Province potranno utilizzare il set di dati presente nel SIT del PRAE o altri set, di maggiore dettaglio, eventualmente in loro possesso o di nuova realizzazione purchè gli stessi siano corredati da adeguati metadati (secondo gli standard ISO19115) che ne certifichino almeno i seguenti requisiti minimi: provenienza, scala originaria, modalità di acquisizione, normativa di riferimento, data di aggiornamento.

Nella figura seguente è riportato lo schema logico di realizzazione della Carta delle aree suscettibili di attività estrattiva.

In relazione alla tipologia dei vincoli esistenti il territorio verrà suddiviso, per le diverse categorie merceologiche, in tre distinte tipologie di aree:

  • aree incompatibili
  • aree a compatibilità condizionata
  • aree compatibili
Carta del MATERIALE ESTRATTIVO

La carta deriva dal PRAE (Piano Regionale Attività Estrattive)

Il PRAE è un importate atto di programmazione settoriale, stabilito dalla legge regionale 6 dicembre 2004, n.17 e s.m.i. relativa alle "Norme per la coltivazione delle cave e torbiere della Regione Lazio" ed, in particolare, dall'art.9 "Piano regionale delle attività estrattive" che si riporta a seguire:

Il piano regionale delle attività estrattive, è l’atto di programmazione settoriale che stabilisce, nell’ambito della programmazione socio-economica e territoriale regionale, gli indirizzi e gli obiettivi di riferimento per l’attività di ricerca di materiali di cava e torbiera e di coltivazione di cava e torbiera, nonché per il recupero ambientale delle aree interessate.

Il PRAE, ai fini del corretto utilizzo delle risorse naturali compatibile con la salvaguardia dell’ambiente e del territorio nelle sue componenti fisiche, biologiche, paesaggistiche e monumentali.

La Carta delle aree suscettibili di attività estrattive rappresenta la sintesi delle operazioni di analisi dei dati acquisiti, da cui risulta derivata mediante l’applicazione di una metodologia rigorosa e riproducibile tale da rendere l’elaborato ottenuto un prodotto assolutamente oggettivo.

La Carta delle aree suscettibili di attività estrattiva dovrà essere realizzata mediante tecniche di sovrapposizione in ambiente GIS (overlay) delle seguenti cartografie:

  • Carta dei litotipi di interesse estrattivo del PRAE;
  • Aree oggetto, attualmente o nel passato, di attività estrattive, come ricavabili dal dbPRAE;
  • Carte degli aspetti antropici, comprendenti le eventuali aree di rispetto, quali le aree urbanizzate, la viabilità o altri usi che determinano l’indisponibilità o la limitazione d’uso di un’area, in scala e aggiornamento congruenti con quelli del PTPG;
  • Elementi relativi alla vincolistica e alla pianificazione insistente sul territorio in scala e aggiornamento congruenti con quelli del PTPG

Le Province potranno utilizzare il set di dati presente nel SIT del PRAE o altri set, di maggiore dettaglio, eventualmente in loro possesso o di nuova realizzazione purchè gli stessi siano corredati da adeguati metadati (secondo gli standard ISO19115) che ne certifichino almeno i seguenti requisiti minimi: provenienza, scala originaria, modalità di acquisizione, normativa di riferimento, data di aggiornamento.

Nella figura seguente è riportato lo schema logico di realizzazione della Carta delle aree suscettibili di attività estrattiva.

In relazione alla tipologia dei vincoli esistenti il territorio verrà suddiviso, per le diverse categorie merceologiche, in tre distinte tipologie di aree:

  • aree incompatibili
  • aree a compatibilità condizionata
  • aree compatibili
Carta del RISCHIO SISMICO

Il rischio sismico si definisce come l'insieme dei possibili effetti che un terremoto di riferimento può produrre in un determinato intervallo di tempo, in una determinata area, in relazione alla sua probabilità di accadimento ed al relativo grado di intensità.

La determinazione del rischio è legata a tre fattori principali: la pericolosità, l'esposizione e la vulnerabilità. La normativa vigente da competenza alle regioni sulla classificazione sismica del proprio territorio.

Nella Regione Lazio, ai sensi della DGR n. 545/10, la Microzonazione Sismica è obbligatoria, per il Livello 1 su tutto il territorio comunale, per il Livello 2 per tutti i Piani Urbanistici Attuativi, mentre per il Livello 3 sulle zone suscettibili di instabilità, per gli Edifici Strategici o Rilevanti, sulle aree che a seguito del Livello 2 richiedono il Livello superiore.

Con l’emanazione dell’OPCM 3519/06 lo Stato ha definito i criteri nazionali che ciascuna Regione deve seguire per l’aggiornamento della classificazione sismica del proprio territorio. Questo strumento normativo, ha consentito di effettuare la classificazione sismica del territorio secondo parametri sismologici svincolati dal solo criterio politico del limite amministrativo fin qui utilizzato.

Per aggiornare e riclassificare sismicamente il proprio territorio, la Regione Lazio ha avviato nel 2007 una convenzione con l’ENEA per l’elaborazione della Pericolosità Sismica regionale di base, dalla quale in seguito si è partiti, congiuntamente all’elaborato di riferimento emanato con l’OPCM 3519/06, per predisporre una nuova proposta di classificazione sismica.

La nuova riclassificazione sismica è stata approvata in Giunta Regionale Il 22 Maggio 2009, con la DGR n.387 recante "Nuova Classificazione Sismica della Regione Lazio".

Carta Geologica DEPOSIZIONALE

Il campo Ambito Deposizionale è caratterizzato da 16 catagorie di codifica ed ha la funzione di distinguere le feature geologice in base al loro ambiente di origine, formazione e sedimentazione.

Un SISTEMA DEPOSIZIONALE è l’insieme di più ambienti deposizionali, geneticamente legati tra di essi e caratterizzati da uno specifico tipo di sedimentazione.

Sistemi deposizionali CONTINENTALI

Sistemi deposizionali di CONOIDE ALLUVIONALE. Sono dei sistemi deposizionali di natura tipicamente continentale, costituiti da sedimenti alluvionali, che si organizzano a ventagli o (conoide), lì dove il mezzo di trasporto (torrente) perde la sua energia.

Sistemi deposizionali FLUVIALI

I SISTEMI FLUVIALI sono dei sistemi deposizionali continentali, costituiti da un apparato di distribuzione (canale fluviale) e da zone circostanti (piana alluvionale). Essi sono caratterizzati da un differente grado di organizzazione in funzione del gradiente di pendenza su cui essi si sviluppano, la pendenza diminuisce). Man mano che la pendenza del bacino idrografico di un sistema fluviale diminuisce, l’organizzazione dei canali passa da braided (intrecciati) a meandriformi, a rettilinei.

Sistemi Fluviali Braided

Sistemi Fluviali Rettilinei

Sistemi Fluviali Anastomizzati Nei sistemi fluviali anastomizzati, i canali, se pur intrecciati, rimangono stabili e mantengono la loro posizione senza importanti fenomeni di avulsione. Le barre di intercanale divengono, pertanto, sede di sviluppo di vegetazione stabile.

Sistemi deposizionali tradizionali

Sistemi deposizionali Deltizi Sono dei sistemi deposizionali ‘transizionali’, che si formano quando un sistema fluviale raggiunge un bacino. Sono costituiti da una porzione emersa e da una sommersa e da numerosi ambienti deposizionali

Sistemi deposizionali marini

Un Sistema Costiero rappresenta un complesso insieme di ambienti deposizionali emersi e sommersi, ubicati lungo una costa, i cui processi che ivi si attuano sono intimamente legati al mare ed alla sua dinamica
Un sistema deposizionale costiero può comprendere un ambiente deposizionale di spiaggia il quale, a sua volta, può essere suddiviso in sotto-ambienti deposizionali.

Carta Geologica LITOLOGICA

Il Campo Litologia è caratterizzato esclusivamente dal dato Litologico puro (ad es. Argilla) e quindi permette un livello di codifica differente; ad es. formazioni geologiche con età differenti possono avere la medesima classe litologica. Alcune categorie di codifica sono rappresentate da più di una Litologia (ad es. Arenaria/argilla), queste codifiche, oltre a fornire l’indicazione che in quella formazione sono presenti due o più litologie, assegna anche un grado di prevalenza di una litologia sull’altra: ad es. nel geodatabase si rilevano due categorie Arenaria/argilla e Argilla/arenaria, cioè sta a significare che entrambe le feature hanno entrambe le litologie. La prima con maggiore presenza dell’Arenaria, mentre la seconda con un più alto contenuto in Argilla.

Quindi, nel caso in cui siano presenti più litologie nelle medesime feature, l’ordine di scrittura corrisponde all’ordine di prevalenza di una litologia sull’altra, ma non sempre. Ulteriore incertezza relativa a questo campo è che, per alcune formazioni geologiche, risulta complicato assegnare una litologia rappresentativa per tutto il territorio: ad es. Terreno di riporto ed il Deposito di frana hanno caratteristiche litologiche eterogenee ed a carattere locale. Mentre per il primo è stata mantenuta la dicitura Terreno di Riporto, per il secondo, è stato inserito nella categoria Breccia/argilla/sabbia. Infine bisogna segnalare che alcune categorie di codifica di questo campo sono molto simili (ad es. Calcare/marma e Calcare marmoso), questo livello di distinzione può essere considerato eccessivo, ma permette comunque all’utente del geodatabase di poter decidere se mantenere questo dettaglio, oppure effettuare operazioni di semplificazione mediante l’inserimento di un ulteriore colonna con merge di alcune delle categorie a seconda delle necessità dell’utente stesso. Il campo Litologia presenta 102 categorie di codifica esclusa la categoria lago presente in tutti i campi e relativa ai laghi attuali.

Carta Geologica OROGENICA

Il campo Classe Orogenica è caratteri da 6 categorie di codifica ed ha la funzione di distinguere i depositi in base alla loro collocazione nella fase di strutturazione orogenica dell’Appennino centrale. Gli Orogeni sono fasce corrugate in cui le rocce hanno subito intense deformazioni e sono interessate da forte attività magmatica e metamorfica. Secondo la tettonica delle placche, gli orogeni si generano, soprattutto per collisione, sui margini dei cratoni che possono così accrescersi lateralmente per aggiunta di orogeni successivi. Ai limite delle placche possono verificarsi tre differenti processi orogenetici: orogenesi da collisione; orogenesi da attivazione; orogenesi per accrescimento crostale.

OROGENESI è il processo che porta alla nascita di una catena montuosa. Si verifica ai limiti di placca convergenti, dove è in atto subduzione.
Vengono proposti tre processi orogenetici:

  1. Orogenesi da collisione o di tipo Himalayano: vi è la convergenza tra due blocchi continentali. La litosfera oceanica interposta viene subdotta mentre sul margine attivo si crea un sistema arco-fossa. Il bacino oceanico si riduce progressivamente , si originano cunei di crosta oceanica che tendono ad accavallarsi verso la placca oceanica in subduzione mentre i sedimenti oceanici tendono anch’essi ad accavallarsi. La collisione fra i due continenti provoca la massima compressione e deformazione: la crosta oceanica, i sedimenti e le rocce continentali sono ridotti in scaglie o cunei che si sovrappongono reciprocamente. L’incastro provoca un forte ispessimento crostale che in seguito, a causa della compensazione isostatica, originerà un notevole sollevamento. (es.: Alpi, Himalaya, Urali).
  2. Orogenesi da attivazione: si verifica quando una placca oceanica va in subduzione sotto un margine continentale. In questo tipo di collisione, tipica ad esempio della Cordigliera delle Ande (dove la placca di Nazca si immerge sotto la placca Sudamericana), si forma un arco magmatico sulla placca con crosta continentale. L’area alle spalle dell’arco magmatico viene fortemente compressa e vengono deformate le rocce presenti. Fenomeni sismici e vulcanici sono frequenti e intensi. (es.: Ande argentine e cilene, Montagne Rocciose).
  3. Orogenesi per accrescimento crostale: è simile a quella collisionale, consiste nell’arrivo scaglionato di diversi blocchi crostali che si accumulano contro il margine di un grande continente. Questo tipo di meccanismo orogenetico si è verificato nella maggior parte delle regioni pacifiche del Nordamerica, della California fino all’Alaska. La regione è costituita da un mosaico di blocchi crostali, veri e propri micro continenti che sembrano essersi accumulati in successione lungo i margini del continente nordamericano durante gli ultimi 150-200 milioni di anni. Tra un blocco e l’altro si trovano anche dei lembi di crosta oceanica.
URBANISTICA
Mosaico Piani Regolatori Generali con Legenda Unificata (escluso Roma)

Mosaico Piani Regolatori Generali dei Comuni della Città Metropolitana di Roma Capitale con Legenda Unificata (escluso Roma) L'intento principale della mappa risiede nella possibilità di disporre di un quadro generale della pianificazione comunale che consenta di ragionare in termini di aggregazione e di confronto tra i diversi Piani.

MOSAICO PRG COMUNI

La mappa rappresenta il quadro dinamico degli strumenti urbanistici comunali. La costruzione del Mosaico dei PRG dei comuni della Città metropolitana di Roma è inteso come pacchetto di dati geografici omogenei relativi, per ciascun singolo comune, allo strumento urbanistico comunale vigente alla data di adozione del Piano Territoriale Provinciale Generale (PTPG).

L’attività ha seguito fasi diverse secondo step operativi:

  1. La ricomposizione del quadro di riferimento dello stato attuale della pianificazione comunale attraverso la raccolta delle informazioni presso la Regione, la Provincia stessa e i Comuni e la sistematizzazione laddove necessario. Obiettivo di questo step è identificare, per ogni singolo comune, la disciplina urbanistica di riferimento completa di piano, varianti e riferimenti agli atti amministrativi dell’iter di approvazione;
  2. Acquisizione dei materiali urbanistici cartacei e/o digitali – se riconoscibili come validi ai sensi delle vigenti normative in materia – relativi ai piani comunali comprensivi di elaborati grafici (planimetrie) e testuali (relazioni e norme tecniche di attuazione), da sottoporre a scansione;
  3. Georeferenziazione degli elaborati grafici, rappresentativi degli azzonamenti di piano, da parte in corrispondenza carto-topografica con la cartografia di base (CTRN Regione lazio);
  4. Costituzione dell’archivio digitale dei materiali sorgente (le fonti del mosaico) elaborati;
  5. 5. Digitalizzazione dei singoli piani comunali secondo un modello dati geografico omogeneo prestabilito che garantisca la massima compatibilità con le norme e disposizioni vigenti in materia di interoperabilità dei dati geografici (Direttiva INSPIRE e successive);

Il pacchetto dei dati geografici così costituito potrà immediatamente essere visibile ai comuni stessi mediante pubblicazione su rete internet – con accesso riservato – avvalendosi di piattaforma GIS-on-web.

Mosaico Piano Territoriale Provinciale Generale - PTPG - TP2

PTPG - TP2 "Disegno programmatico di struttura: sistema ambientale, sistema della mobilità, sistema insediativo morfologico, sistema insediativo funzionale."

La redazione del Piano Territoriale Provinciale Generale (PTPG) è finalizzata ad assicurare al territorio dell’area metropolitana una prospettiva programmatica a tempi medio lunghi di sviluppo sostenibile e competitivo, largamente condivisa, che ne rafforzi l’identità culturale ed i ruoli strategici e costituisca il riferimento aggiornato per i molteplici compiti amministrativi, di promozione e d’intervento affidati alla Provincia dalle leggi regionali.
Il Piano, inoltre, vuole costituire per la provincia occasione di crescita delle proprie strutture tecniche ed amministrative e di apertura di un rapporto collaborativo stabile finalizzato all’operatività con gli enti locali, con i soggetti sociali ed economici e con la Regione stessa per l’avvio delle nuove forme di programmazione consensuale e concertata.

Queste finalità hanno suggerito di assumere per il PTPG della Provincia di Roma i seguenti requisiti caratterizzanti:

  • selezionare i contenuti del piano in stretto ed esclusivo riferimento al campo di interesse sovracomunale ed ai compiti della nuova provincia
  • comprendere contenuti propositivi che riguardino nel contempo: sia le regole d’uso, di trasformabilità delle risorse territoriali e i modelli di organizzazione degli insediamenti nella nuova dimensione di area vasta;
  • sperimentare una "forma piano" nuova che, nella cornice della L.R. 38/99, attinga nel contempo per quanto di utile offrono, alla "tradizione del PTC" per la funzione di coordinamento territoriale dei programmi settoriali e locali, a quella del "piano di struttura" per l’offerta di schemi organizzativi strutturali del territorio sviluppati per sistemi, a quella del "piano strategico" nell’approccio per obiettivi, strategie e azioni di piano e di rogetto, concertate con soggetti operativi e verificate preventivamente nella sostenibilità e attibilità attraverso la Rete Ecologica Provinciale e la Valutazione Ambientale Strategica;
  • assicurare al piano molteplici strumenti attuativi e di gestione (piani di settore, progetti tematici e d’area, programmi di fattibilità e masterplan a base intercomunale, metodi di valutazione, regole di compensazione e forme di premialità, ecc.) rendere esplicito il "ragionamento di piano", cioè le motivazioni dei problemi, degli obiettivi e delle azioni risolutive proposte sviluppare una pianificazione basata sul consenso, la concertazione e l’intesa tra le parti, promuovendo e valorizzando lo sviluppo locale.
Piano Regolatore Generale di ROMA con Legenda Unificata

Piano Regolatore Generale del comune di ROMA con Legenda Unificata. L'intento principale della mappa risiede nella possibilità di disporre di un quadro generale della pianificazione comunale che consenta di ragionare in termini di aggregazione e di confronto tra i diversi Piani.

Approvato dal Consiglio Comunale con Deliberazione 18 del 12/2/08, con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, avvenuta il 14 marzo 2008- il nuovo Piano Regolatore diventa vigente.

Principi cardine sono:

  • orizzonte metropolitano;
  • decentramento e policentrismo;
  • tutela ambientale e del patrimonio storico-culturale;
  • più servizi e funzioni urbane per le periferie;
  • cura del ferro;

Il nuovo Piano Regolatore Generale di Roma si pone in sostanziale compatibilità ai suoi obiettivi.
In particolare, il NPRG prevede azioni programmatiche che riguardano il sistema relazionale relativamente al rafforzamento del sistema dei nodi di scambio e a quello della rete ferroviaria, con l’obiettivo di migliorare complessivamente il sistema della mobilità urbana, cercando peraltro di incentivare l’utilizzo del sistema di trasporto pubblico con probabili ricadute positive in ambito urbano.
Ulteriori interventi che il NPRG mette in campo riguardano il sistema insediativo con particolare riguardo ai servizi ed alla residenza.

In tale ambito di intervento il Piano pone precisi obiettivi circa il rafforzamento dell’armatura urbana dei servizi pubblici attualmente, ancorché di poco, sottodimensionati rispetto ai limiti imposti dal DI 1444/68. Infine, ma non per importanza, si segnalano le azioni di Piano relativamente al sistema ambientale, con l’adozione di precisi obiettivi circa la salvaguardia e valorizzazione del sistema ambientale, che attribuiscono al Piano precisi connotati circa il principio di sostenibilità ambientale dello stesso.

La rilettura della Città di Roma, operata dal nuovo Piano riorganizza, dunque, in modo definitivo, a partire dai tre grandi ambiti territoriali del Piano delle certezze, l’intero territorio comunale come "Sistema di città contigue" diversamente intersecato dal Sistema ambientale e dal Sistema dei servizi e delle infrastrutture.

L’ambito della città consolidata del Piano delle certezze viene dunque fortemente ampliato e sostituito dalla città storica (5.000 ha di tessuti) e dalla città consolidata (10.800 ha); l’ambito della città da completare e trasformare, dalla città da ristrutturare (9.200 ha) e dalla città della trasformazione (8.700 ha), cui vanno aggiunte le centralità urbane e metropolitane (2.300 ha), gli ambiti di riserva a trasformabilità vincolata (200 ha) e il sistema dei servizi pubblici generali (5.000 ha). Infine, l’ambito del territorio extraurbano viene ulteriormente incrementato passando dagli originari 82.800 ettari agli attuali 87.800 5 del Sistema ambientale.

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